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Archive for febbraio 28, 2014

E se fossero i “Supereroi” a guidarci fuori dalla crisi?

Non esiste antagonista cattivo che possa ledere l’ambizione del colosso dello streaming americano Netflix. E sulla scia di supereroi che fanno il pieno di incassi e successo tra cinema e tv, Netflix ha annunciato che le nuove quattro serie incentrate sui personaggi Marvel, si gireranno a New York. Una scelta molto ardita, considerando che la vita nella Grande Mela è tra le più costose al mondo. Ma quando sei un gigante dell’entertainment e hai al tuo fianco Daredevil, Jessica Jones, Iron Fist e Luke Cage, non hai assolutamente nulla da temere. Tanto più che puoi contare su Walt Disney Co. e su 200 milioni di crediti d’imposta che saranno elargiti in tre anni.

Questo enorme progetto, non soltanto pone l’accento sulle grandi potenzialità d’investimento nell’intrattenimento dei grandi colossi americani, ma mette in luce una questione molto più importante: grazie al progetto si creeranno 400 posti di lavoro fissi e circa 3000 offerte di impiego part-time.

Di certo l’argomento ‘supereroi’ crea dietro di sè un seguito non indifferente e può contare su una schiera di appassionati da ogni parte del globo. Ma resta da chiedersi se i veri supereroi siano quelli mascherati che salvano il mondo, o coloro che creano ancora posti di lavoro. Il dubbio resta, e l’Italia come sempre sta a guardare!

L’associazione Santo Joào presenta: “Quel naso rosso…”

locandina quel naso rosso

Domenica 2 marzo alle ore 20 andrà in scena, al teatro Gelsomino di Afragola sito in via Don Bosco 25, lo spettacolo di beneficenza “Quel naso rosso…”. La rappresentazione, organizzata dall’associazione Santo Joào, ha un unico filo conduttore fatto di musica, recitazione e danza. L’associazione conta su centinaia di associati che non fanno mancare il loro contributo, è regolarmente iscritta al registro regionale ed il nome ed il logo non sono casuali. Joào è il gallo  che rimanda al Portogallo, paese vissuto e amato da Santo, ragazzo al quale è intitolata l’associazione che nasce in seguito ad una tragedia.  La perdita di un figlio, di un fratello, di un amico non è spiegabile e per molti aspetti non è concepibile. Da un dolore così grande può scatenarsi un meccanismo virtuoso atto a sprigionare amore incondizionato nei confronti del prossimo.

Ed è proprio da questo amore che è iniziato il percorso associativo fatto di solidarietà verso tutti coloro che necessitano di un aiuto concreto. Santo nella sua vita ha sempre dimostrato un illimitato sentimento d’amore ed una totale dedizione per i bambini ed una rara sensibilità verso quelli più svantaggiati, doti queste che lo hanno indirizzato ad una lunga carriera di animatore ed educatore.

Per questa ragione uno degli scopi principali dell’associazione è proprio sostenere progetti di formazione di artisti, giocolieri e clown che si occupano dell’assistenza ai bambini affetti da gravi malattie negli ospedali ma anche nelle loro case. A questo si aggiunga un’ulteriore finalità: sostenere la ricerca contro il melanoma. Il costo del biglietto di ingresso è di “soli” 5 euro con i quali si può donare un sorriso a chi è più sfortunato. Tra l’altro lo spettacolo è di straordinaria vitalità e potrete trascorrere ore spensierate all’insegna della gioia di vivere. Cosa aspetti? Contatta l’associazione su Facebook (questo il link: https://www.facebook.com/pages/Associazione-Santo-Jo%C3%A0o/609483472447794?fref=ts ) oppure a questo numero (3339858530) ed acquista un tagliando.  Per essere informato sulle prossime iniziative della Santo Joao, segui l’associazione sui social network.

Generazione Y

generazione-y

Oggi, in due ore ho visitato il Louvre, ho fatto shopping nelle migliori boutique di Milano e Firenze, ho letto il capitolo del libro che mi mancava, ho visto l’album di foto dell’ultimo viaggio della mia amica ed ho organizzato per la serata una cena a casa mia, ne eravamo quattro e ci siamo ritrovati in dieci… abbiamo ordinato giapponese, con consegna a domicilio per le ore 21.00 in punto, ovviamente scegliendo il cibo tra le immagini del menu e pagamento con carta di credito. Il tutto tra i messaggi di mia madre a cui rispondere, un twitter del collega da commentare, infinite conversazioni su facebook, dieci mail a cui rispondere, il ritratto da postare su instagram e l’imperdibile video del nuovo presidente del consiglio su youtube.

Se queste parole fossero state pronunciate seriamente qualche decennio fa, alcune addirittura inesistenti, la camicia di forza sarebbe stata immediata. Oggi, tutto questo, ha un nome: multitasking. Uno degli aggettivi fondamentali per descrivere una generazione: la generazione y.

Nati dopo il 1982 e vissuti nell’epoca del cambiamento dall’analogico al digitale, i poco più ventenni di oggi, sono i cittadini di un mondo virtuale. Dei Sims in carne ed ossa, insomma… l’antitesi del gioco che diventa realtà. E’ il 2007 e il 97% delle persone possiede un computer, il 94% un cellulare, il 56% un lettore MP3. E’ l’epoca dei manga, di Henry Potter e delle elezioni di Barak Obama (2008).

L’avvento della tecnologia si estende soprattutto al sociale, alle relazioni, ed è questo il vero punto di svolta generazionale.

Tutto diventa digitale, astratto e immediato. I confini si annullano dilatando gli spazi, aprendo a nuove esperienze essendo meno conservatori e più aperti al cambiamento, alla diversità, e questo comporta una sete di conoscenza, una voglia d’informazione, di sapere, sempre maggiori che però, troppo spesso, tendono ad essere soddisfatte più in ampiezza che in profondità perché i tempi sono compressi.

Il passo successivo è ovviamente la condivisione di tutto questo (community), lo scambio d’informazioni, di esperienze… e tutto ciò porta i ragazzi della generazione y a risultare estroversi, simpatici, disincantati, ad avere una certa velocità di reazione, capacità di sintesi e ad essere orientati a più cose simultaneamente.

I contro? Il bisogno immediato di realizzazione e soddisfazione. Ragazzi deresponsabilizzati che si, pensano e agiscono nel rispetto dell’ambiente, del riciclo, del cambiamento climatico, del riscaldamento globale e dell’esaurimento di tutte le risorse… una generazione ecologica, che usa la musica (nasce MTV) come mezzo di comunicazione per sensibilizzare le coscienze, che fa scelte eco-sostenibili… ma soprattutto ragazzi inconcludenti, indecisi, convinti di se stessi, impazienti, narcisisti e pieni dei diritti che pensano di avere.

Il passaggio dall’analogico al digitale c’è stato, non ci sono dubbi, ma dal digitale al reale, non c’è solo uno schermo di mezzo.

Ragazzi che non riescono a concentrarsi perché distratti dal fare mille (probabilmente inutili?!) cose contemporaneamente, e che sembrano drogati… perché non c’è luogo, tempo, spazio o persona che si stia vivendo, che la CHAT ha la meglio. Sempre. Su tutto. Nonostante non ci sia l’imminenza, la reale importanza, la concreta urgenza, l’effettiva esigenza… di comunicare. A tutti costi, a qualunque costo (chi riesce a resistere una semplice ora senza controllare i messaggi?!?).

Ragazzi pieni di pretese (lavorative, nell’epoca della disoccupazione globale e personali) che hanno capito poco o niente. O semplicemente il risultato di tutta questa tecnologia è un’enorme confusione che porta a scambiare i gesti simbolici con quelli reali? Troppi agi e questi genitori estremamente pericolosi, egocentrici, protagonisti, ingombranti, che vogliono rispecchiarsi nei propri figli ma che vorrebbero vedere nei loro occhi la voglia scalare le vette con le tempistiche giuste di una corretta salita, ma che poi nei fatti, li sfamano fino a 40 anni giustificandoli, assolvendoli, deresponsabilizzandoli.

Il risultato? Ragazzi confusi che si rifugiano sull’isola che non c’è… ma dato che non esiste, l’hanno ricreata virtualmente: amori, scambi, emozioni, vite… che limitano il dolore… le aspettative, i sogni.

Generazione X

GenerazioneX

Il non conoscere, il non avere aspettative, il non sapere dove guardare e in che modo farlo… può determinare un profondo senso di smarrimento. Quando questo accade ad una persona che ci è accanto, possiamo usare tutte le nostre forze e la volontà nel tentativo di fargli cambiare prospettiva. Però, quando succede ad un’intera generazione, le cose si complicano. Nettamente.

A cavallo tra la fine degli anni ‘80 e l’inizio degli anni ‘90, si concretizza qualcosa di misterioso, di vago, di inspiegabile, inafferrabile, al limite del disastroso: la generazione x.

Un’espressione per indicare una generazione senza identità, percossa e avvilita, senza nulla di rilevante da dire, disgustata dal mondo in cui deve vivere ma al tempo stesso, privata delle motivazioni a cambiarlo. Non si tratta di auto-commiserazione, ma di una forma di rassegnazione al proprio destino di sconfitti (che è anche un modo per esorcizzarlo). L’espressione fu resa celebre dall’omonimo libro di Douglas Coupland e indicava il fatto che, a differenza degli adulti, prevedibili, monotoni e costanti, i giovani rappresentavano, di contro, un’incognita allo stato puro.

Mentre i baby boomers crebbero nel mondo migliore che si potesse immaginare, fatto di famiglie perfette, scuole perfette, servizi sociali perfetti, comunità perfette, nella civiltà dei “my three children” (cioè della famiglia-tipo con tre bambini che dominò la televisione e il cinema dell’epoca) e in pieno boom economico con il massimo delle aspettative, i giovani della nuova generazione x, si sentivano soli, non potendo sperare in alcun aiuto nella vita e crebbero nella civiltà dei “my two dads” (coppie divorziate), in piena recessione con il minimo delle aspettative: l’obiettivo non era più quello di diventare il prossimo Bill Gates, ma semplicemente trovare almeno un posto di lavoro come commesso al negozio sotto casa.

Il loro mondo era un mondo afflitto dall’AIDS, dall’inquinamento, dal buco dell’ozono, dal debito pubblico, dalla droga… tutti problemi ereditati dai loro predecessori, i baby boomers.

 Nel 1990 la percentuale di suicidi di ragazzi fra gli undici e i quindici anni aumentò dell’11.7% rispetto all’anno precedente. Fu il più grande incremento di tutti i tempi, specchio riflesso di una profonda insoddisfazione.

La generazione x tra oblio, inerzia ed ingenuità, si ritrova oggi, a rinnegare le stesse persone di cui all’epoca si era fidata, che sembravano competenti ed indottrinate, ma che hanno portato solo ad una grosso debito da pagare, da subire, tra sofferenze, rinunce, sacrifici e fatica.

Forse le paure generazionali sono la voce corale di tante personalità che nutrono uno stesso sentimento, che condividono lo stesso stato d’animo. Forse proprio la paura ha caratterizzato la generazione x.

Paura. Quella sensazione che ti avvolge e che riesce a portarti nell’abisso di un mare sconosciuto, che non si sa come gestire, anche perché non è possibile controllare qualcosa che non dipende da noi. E questo mare che a tratti si rivolta, in altri momenti si calma, per poi iniziare daccapo, incessantemente, instancabilmente.

Una scatola nera, dentro la quale non si può preventivare cosa e come potranno svolgersi le cose né tantomeno sapere se si sarà in grado di gestirle e in che termini andranno avanti. Come affrontare tutto questo? C’è solo un modo: il coraggio, di provare a scoprire, di affrontare le cose, di parlare per tentare di trovare una soluzione, di andare avanti.

Qualcosa che cresce dentro e che rimarrà un mistero, fino a quando non uscirà fuori.

Forse.

 

Tifo contro e stadio: De Laurentiis potrebbe mollare tutto

Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli

Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli

Blu di rabbia, altro che azzurro. E’ passato qualche giorno dalla furia di Aurelio De Laurentiis – con tanto di sfogo linguistico, riportato dai giornali napoletani – dopo il pareggio contro il Genoa lunedì sera al San Paolo. Un fiume in piena presidenziale. Con quintali di articoli a sviscerarne i motivi. Dal deludente pari casalingo contro i liguri a un segmento del tifo organizzato che puntualmente lo omaggia con cori contro nell’impianto di Fuorigrotta. Ma Benitez non è al centro dell’ira del presidente. Con ogni probabilità, la questione resta proprio lo stadio. Non si esce dalla fase di stallo, anzi. Il congelamento di cinque milioni di euro stabilito dalla Corte dei Conti – per il mancato pagamento da parte del club al Comune di una parte degli introiti per la pubblicità all’interno del San Paolo e di una parte del canone di affitto non pagato – peggiorano umore e situazione. La burocrazia comunale ferma i suoi progetti di una casa del Napoli. E a giugno scade la convenzione per il San Paolo. Sullo sfondo ancora nessun accordo. Ma non è da sottovalutare anche l’ostilità mostrata da una piccola fetta del tifo. Critici, molto critici con il presidente azzurro, colpevole, secondo i tifosi, di non aver investito sul mercato di gennaio per rafforzare la rosa di Rafa Benitez. Un atteggiamento decisamente poco condivisibile. E’ vero, De Laurentiis aveva ammesso pubblicamente di avere un tesoretto da piazzare sul mercato. E ci ha provato, assieme allo staff di mercato, a portare in azzurro qualche pezzo da novanta. Ma le pretese erano fuori mercato e i top player sono rimasti nei loro club a giocare la Champions League. Senza trascurare il valore dei nuovi arrivati: da Jorginho a Ghoulam, che si sono uniti alla truppa dei Reina, Rafael, Albiol, Mertens, Callejon, Higuain. Mica poco. Quindi, avviso ai naviganti azzurri: c’è il rischio di tirare troppo la corda. E che De Laurentiis decida di lasciare il club. Meditate gente, meditate..

Rafa, ecco la cinquina spagnola per un grande Napoli

Rafa Benitez, prima stagione sulla panchina del Napoli

Rafa Benitez, prima stagione sulla panchina del Napoli

La giocata vincente arriva dalla Spagna. Per l’esattezza, dal portale fichajes.com: il Napoli ha messo gli occhi su cinque calciatori della Liga che sicuro farebbero fare l’ultimo salto di qualità al club azzurro. Iker Casillas, Alvaro Arbeloa del Real Madrid, Javier Mascherano, Martin Montoya, Alex Song del Barcellona. Insomma, acquisti direttamente da El Clasico. Pezzi grossi in ruoli chiave: il portiere per il post Pepe Reina, gli esterni difensivi, due muri davanti alla difesa. Alcuni sono stati già trattati nella finestra del mercato di gennaio. Ne basterebbero un paio per dare un altro volto alla rosa azzurra, già di ottimo valore, come dimostrano i risultati stagionali. Non resta che attendere il prossimo giugno. E sperare…

CORE’ NGRATO

CORE ‘NGRATO
di Enrico Fasano

Gonzalo Higuain, prima stagione al Napoli

Gonzalo Higuain, prima stagione al Napoli

L’ha spezzato proprio lui il sogno napoletano, lo stesso che
tanti ne ha fatti sbocciare durante gli anni più bui: Emanuele Calaiò. Non si
trasforma in arciere, stavolta. Nessuna freccia da scoccare verso la curva. Solo
scuse, mani alzate, perchè sa di aver fatto tanto male al “suo” Napoli.

Ancor più di Calaiò, però, agli azzurri sembra aver fatto male l’approccio
alla gara nel secondo tempo: sicuri, sufficienti, troppo convinti di aver chiuso
i giochi. Eppure nella prima frazione s’era visto un Napoli diverso: un Napoli
che attaccava palla e spazi, non lasciando un minimo di respiro agli uomini di
Gasperini, sfinendoli ed innervosendoli. Confermano la tesi le follie di Sculli
e Matuzalem, che (alla faccia del gemellaggio) entrano in campo pensando si
tratti di un ring di kickboxing. Nei primi 45′ gli azzurri hanno posseduto la
partita e non gli si può rimproverare davvero nulla, se non il fatto di non
averla messa in cassaforte.

Da sottolineare, per esulare dal contesto dal
calcio giocato, una sconfortante differenza di mentalità, per la quale al
pubblico napoletano (e a quello genoano) non si può non riservare un’ideale
standing ovation.
Juventus-Torino, Juventus Stadium. Torinesi contro
Torinesi. Lo stadio è pieno zeppo di persone che condividono le stesse
abitudini, camminano lungo le stesse strade, affollano le stesse piazze. Sugli
spalti, riferimenti ironici vergognosi da parte dei “tifosi” bianconeri alla
tragedia di Superga: “Granata, sei uno schianto”.
Napoli-Genoa, Stadio San
Paolo.
364 giorni all’anno le stesse persone che cantano e che guardano la
partita l’uno accanto all’altro sono distinte da differenze colossali,
territoriali e non. Mentre l’uno indossa la sciarpa, l’altro fa il bagno in
costume. Dialetti differenti, storie differenti, vite differenti. Eppure una
volte all’anno si abbracciano, Nord e Sud, con un’autenticità che (nel mondo
dello sport) non s’è mai vista dal 1861 a questa parte. Viva Napoli-Genoa. Viva
il calcio vero.

EXPERT NAPOLI BASKET: LE DICHIARAZIONI DEL PRESIDENTE BALBI

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Il presidente della Expert Napoli Basket, Maurizio Balbi, è intervenuto ai microfoni di Radio Marte per rilasciare alcune dichiarazioni in merito agli incidenti avvenuti all’esterno del PalaRuffini al termine della gara di campionato contro la PMS Torino: “Non ero a Torino, quindi non so nello specifico cosa sia accaduto. Conoscendo la nostra tifoseria, però, faccio fatica a pensare che sia successo qualcosa all’interno del palazzetto. I cori contro i napoletani non fanno mai piacere e ormai si sentono ovunque: è assurdo che siano arrivati anche nel basket. La cosa che mi dispiace di più è che questi episodi fanno passare in secondo piano la nostra incredibile prestazione. Eravamo avanti fino a pochi secondi dalla fine della gara nonostante le defezioni.”

Il presidente Balbi ha inoltre rilasciato alcune dichiarazioni relative al prossimo impegno casalingo contro l’Upea Capo d’Orlando, in programma sabato 1 marzo alle ore 20:30: “I playoff sono ancora possibili: ritengo che ci siano le condizioni numeriche per poterci sperare ancora. Sabato contro Capo d’Orlando è la partita più importante della stagione e i ragazzi ci devono credere”.

Arbustum

arbustum

Lontano dai luoghi comuni ed a stretto contatto con la natura, con i prodotti sani e sapientemente cucinati al fine di esaltarne il sapore e la freschezza, a circa 25 chilometri da Napoli, in una giornata di sole che riscalda il cuore e l’anima, in un batter d’occhi, si arriva alle porte del paradiso: per i bambini, per i genitori, per amici, per coppie… per chiunque abbia voglia di trascorrere una giornata all’aria aperta, sana, rilassandosi e degustando prodotti tipici dai sapori intensi e decisi.

Ad un passo dall’uscita Casal di principe, provincia di Caserta, l’azienda agrituristica Arbustum, si presenta con un ampio parcheggio confinante uno sterminato campo giallo sole, giallo fiore di friarielli e l’odore che inonda appena scesi dall’automobile, lascia spazio al solo pensiero di un caldo e fumante “cozzetiello” di pane cafone, salsiccia e friarielli.

Le salette interne accoglienti, con tanto di camino e legna scoppiettante, esternamente, è possibile soddisfare fino a 120 commensali. Lo spazio esterno grandissimo, con altalene, scivoli, campetto da calcio e tanti altri giochi per i bimbi e la fattoria didattica. Sedie e lettini per i grandi, che possono sdraiarsi beatamente al sole.

La cucina casareccia, tradizionale, ma con delle sfumature moderne che sanno stupire.

Il menu, caratterizzato da:

-        aperitivo, vino e tarallucci della casa, semplici e buoni ;

-        antipasto misto davvero abbondante di latticini, salumi, frittate, pizze, peperoni ripieni, verdure grigiate, tegamino salsicce e fagioli, davvero ottimo ;

-        doppio primo, paccheri al coniglio e cavatelli agli agrumi, saporitissimi ;

-        secondo con contorno, maiale arrostito con patate, sapientemente cucinati ;

-        doppia fetta di dolce, pastiera e torta kinder, non particolarmente esaltanti ;

-        amaro, limoncello e caffè

prezzo fisso 25.00 euro (bevande illimitate incluse) per adulto, 10.00 euro per il menu dei bambini e nelle sere di venerdì e sabato il menu è proposto addirittura a 15.00 euro.

Rapporto prezzo-qualità davvero sorprendente, da andarci e da tornare.

 

Voto: 2.5 su scala da 0 a 3

 

Per info:

Via Vaticale, 339 – 81033 Casal di Principe – Caserta

tel.: 081.816.17.06 – 339.20.55.237

web-site.: http://www.arbustum.it/

mail.: [email protected]

pagina facebook.: https://www.facebook.com/arbustum.aziendaagrituristica

Dna Gold: Expert Napoli, beffata di un soffio a Torino

expert

L’Expert Napoli mette in fila sconfitte. Stavolta, di un soffio a Torino (74-73) contro la Pms seconda in classifica alle spalle di Trento. Napoletani sfortunati, sempre in partita nonostante le assenza di Valentini e Allegretti. E’stato Stefano Mancinelli a firmare il controsorpasso decisivo (canestro più aggiuntivo) del 74-73 finale a poco più di un secondo dal termine. Sul ferro il tiro della disperazione di Black che avrebbe potuto regalare la vittoria agli azzurri.
Così coach Bianchi: “Abbiamo interpretato la partita così come l’avevamo preparata malgrado gli infortuni. Gran partita, dispiace perché meritavamo di vincere per quanto fatto nell’arco dei 40 minuti. Siamo stati protagonisti di una prestazione che deve darci slancio per continuare a rincorrere il sogno playoff. Nell’ultima azione non dovevamo commettere fallo su Mancinelli, o almeno non farlo anche segnare, ma sono cose che purtroppo succedono”


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